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Apprendimento e disturbi specifici (DSA)

Lavoro presso istituzioni scolastiche da oramai ventinove anni e mi capita, sovente, d’imbattermi in ragazzi che evidenziano difficoltà specifiche nell’ambito dell’apprendimento

Apprendimento e disturbi specifici (DSA)

10 minuti

Lavoro presso istituzioni scolastiche da oramai ventinove anni e mi capita, sovente, d’imbattermi in ragazzi che evidenziano difficoltà specifiche nell’ambito dell’apprendimento, ma che non hanno proceduto ad una valutazione neuropsichiatrica per ottenere la certificazione necessaria per avvalersi, almeno, di quelle misure compensative e/o dispensative che, in qualche modo, renderebbero la vita scolastica affrontabile con maggiore serenità e soddisfazione. Tuttavia, mi capita anche il contrario, ci sono classi di 26 ragazzi di cui la metà certificati. Lavorando a contatto con loro per tempi anche lunghi, legati alla progettualità tematica in corso, mi accorgo che molti dei ragazzi certificati non possiedono affatto gli indicatori necessari per giustificare una dislessia o una discalculia o un disturbo “misto dell’apprendimento”. Come è possibile questo? Ho riflettuto spesso sul quesito, e ho trovato delle risposte mie, che ho piacere di condividere.

COSA SIGNIFICA APPRENDERE E COME AVVIENE: I CINQUE FATTORI

Approfondirò il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento solo dopo aver risposto alla domanda: cosa significa veramente apprendere?

L’APPRENDIMENTO, è un processo che inizia dalla nascita e non termina mai. È un’esperienza di vita che si traduce come capacità di mettere a frutto e utilizzare nella vita di tutti i giorni, quello che s’impara.

Dall'enciclopedia Treccani:

“Psicologia, pedagogia e scienze umane generalmente concordano nell'attribuire il processo di apprendimento alle risposte date dagli organismi agli stimoli esterni ambientali, per adattarsi alle condizioni di vita; e nel rintracciarvi un insieme di leggi psico-fisiche costruttive del comportamento individuale, nei suoi aspetti essenziali sensomotori, affettivi e cognitivi”.

Ne consegue che l’apprendimento è la funzione più complessa che esista ed è prodotto di cinque fattori:

  1. Fattori neurosensoriali: grazie ai cinque sensi le informazioni ambientali arrivano al cervello che codifica e rielabora, l’attenzione decide quali informazioni far “passare” per prima (possono essere processate massimo due info alla volta). Alla luce di questo si evidenzia l’importanza dell’attenzione e la necessità che i sensi lavorino in modo appropriato (ovvero che non ci siano difficoltà visivo-percettive, per esempio, o legate alla discriminazione uditiva…);
  2. Fattori cognitivi: semplificando potremmo dire che si parla, sostanzialmente, di “Intelligenza”, di quoziente intellettivo, tuttavia anche sondare l’intelligenza racchiude una serie di difficoltà legate alla sua multifattorialità;
  3. Fattori psichici: la presenza di conflitti psichici richiede l’utilizzo di molte energie mentali per la possibile risoluzione, questo determina una sostanziale perdita di risorse per l’apprendimento;
  4. Fattori affettivi-emotivi: un soggetto emotivamente scosso è un soggetto poco disponibile alla crescita e ai fattori ambientali;
  5. Fattori motivazionali: l’apprendimento si sostanzia di voglia di conoscere e scoprire, alimentata da una motivazione che può essere intrinseca al soggetto o estrinseca. Il “compito” deve necessariamente essere motivante per essere accolto e il parametro a cui fa riferimento è che il livello di competenza richiesto deve essere adeguato alle capacità del soggetto (non troppo facile, ma “abbastanza” difficile).

Tutti e cinque i fattori hanno la stessa importanza e tutti influiscono sulla capacità d’apprendere. Hanno una funzione globale, ovvero si devono attivare contemporaneamente e in modo armonico. Se anche solo uno di questi fattori è inficiato, avremmo una riduzione del livello di prestazione. A noi pedagogisti clinici non interessa tanto la prestazione in sé stessa, piuttosto capire quale dei cinque fattori non sta “funzionando” adeguatamente per attivarsi in modo appropriato. Si evince, come l’approccio debba essere olistico e comprendere la complessità intrinseca nel processo d’apprendimento e non solo i problemi legati alla prestazione “scolastica”. La persona è di per sé complessa, unica originale e irripetibile e non possiamo ridurre il suo processo di formazione e conoscenza alla mera assimilazione nozionistica, va accolta interamente e considerata in modo globale: mente, corpo, emozioni, socialità, moralità.

 

Ragazzina che studia con le mani sui capelli

QUAL È LA DIFFERENZA TRA CONOSCENZA E COMPETENZA?

La raccomandazione dell’Unione Europea del 22 maggio 2018 individua 8 competenze di base - link:

  1. Competenza alfabetica funzionale;
  2. Competenza multilinguistica;
  3. Competenza matematica e competenza in scienze, tecnologia e ingegneria;
  4. Competenza digitale;
  5. Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare;
  6. Competenza in materia di cittadinanza;
  7. Competenza imprenditoriale;
  8. Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Lo sviluppo delle competenze di base dovrebbe aiutare lo sviluppo dell’individuo dal punto di vista della realizzazione personale, dell’integrazione e partecipazione sociale e l’inserimento nel mondo del lavoro.

Le conoscenze sono le informazioni che vengono apprese tramite l’insegnamento e lo studio e costituiscono la parte più nozionistica dell’apprendimento. Per tantissimo tempo l’obiettivo della scuola è stato principalmente quello di trasmettere conoscenze in modo da permettere la costruzione di un bagaglio culturale personale (in realtà in molti contesti scolastici e in particolare, con specifici Professori le cose sono rimaste uguali).

Le conoscenze si valutano attraverso prove scritte o orali per riportare le informazioni studiate: eventi storici, regole di matematica e quant’altro.

Le abilità, invece, rappresentano le capacità di applicare le conoscenze apprese per risolvere problemi e portare a termini compiti. Le abilità si valutano attraverso prove che richiedano di applicare la conoscenza studiata, per esempio con un problema di geometria nel quale è necessario utilizzare una formula, con l’elaborazione di un testo scritto in cui si utilizzino le regole grammaticali studiate, etc.

Conoscenze e abilità riguardano soprattutto la scuola in una concezione in cui gli alunni ricoprono principalmente il ruolo di studenti, più che quello di persone nel loro complesso.

Le competenze rappresentano la capacità di unire conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche e utilizzarle nello studio e nello sviluppo personale. In questa ottica l’alunno viene considerato nella sua totalità di persona e si chiede alla scuola di formarlo in modo che non possieda solo conoscenze e abilità, ma anche competenze che lo seguiranno nella sua vita personale e professionale.

Solo alla luce di quanto sopra, mi sento, ora in grado di poter affrontare il tema dei Disturbi Specifici dell’apprendimento, precisando, tuttavia, che le difficoltà nell’ambito dell’apprendimento non coinvolgono solo questi ultimi, bensì anche altre difficoltà nell’apprendimento curricolare, ma di matrice emotiva, educativa, psicologica e quant’altro.

COSA SI INTENDE PER DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO E QUALI SONO

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neuro-sviluppo e comprendono la capacità di leggere, scrivere e calcolare correttamente e in modo scorrevole. Solitamente si manifestano in età scolare, anche se ad oggi abbiamo procedure di osservazione sistematica per individuarle già dalla scuola dell’Infanzia e consigliare percorsi di potenziamento precoce.

I DSA sono classificati in base alla difficoltà specifica alla quale si rivolgono e sono:

  1. Dislessia: disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà di leggere un testo in modo corretto e fluente, con adeguata velocità. Questa difficoltà, spesso, si accompagna anche alla difficoltà di comprensione del testo.
  2. Disortografia: disturbo specifico della codifica scrittoria (scrittura), spesso associato a difficoltà fonologiche e si manifesta con la difficoltà di scrivere in modo corretto.
  3. Disgrafia: disturbo specifico della grafia che coinvolge l’aspetto di coordinamento oculo-manuale e di percezione spaziale. Scrivere risulta difficoltoso e poco veloce.
  4. Discalculia: disturbo specifico relativo alla difficoltà di svolgere calcoli veloci a mente, gestire quantità, procedere nelle diverse operazioni aritmetiche, attività di problem-solving e ragionamento per la risoluzione di problemi matematici.

I DSA non sono una patologia e non sono causati da un danno organico, ma dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo, cioè da un diverso funzionamento del cervello e delle sue modalità di apprendimento. Tuttavia lettura, calcolo e scrittura non sono impedite, semplicemente sono necessari tempi più lunghi e modalità d’apprendimento diverse. Non si "guarisce" dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, queste caratteristiche innate rimarranno per tutta la vita, nondimeno le difficoltà che li accompagnano possono essere compensate con il tempo e con una buona attività di potenziamento e d’interventi specifici. Blocchi educativi, psicologici o relazionali possono aggravare la difficoltà d’apprendimento, ma non generano questo tipo di disturbo. I soggetti con DSA hanno intelligenza e capacità cognitive adeguate all’età.

La legge 170/2010 - link - riconosce e descrive questi quattro disturbi dell’apprendimento, sottolinea la necessità di diagnosi rapide e affidabili e percorsi di abilitazione efficaci, descrive le norme e i criteri precisi per identificare precocemente i DSA e dare loro supporto nella scuola e all’università.

 

Ragazzo pensieroso

COSA FARE SE SOSPETTO CHE MIO FIGLIO POSSA AVERE UNO DI QUESTI DISTURBI SPECIFICI

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono la causa principale di difficoltà scolastiche e di abbandono della scuola. Le conseguenze negative del disturbo possono continuare anche in età adulta e influire negativamente sulla realizzazione personale e professionale. Rilevare questi tipi di difficoltà, in età precoce, è fondamentale per pianificare e usare interventi efficaci personalizzati alle caratteristiche individuali del bambino-ragazzo. È importante sostenerlo nel percorso di studi, favorendo l’apprendimento e l’autonomia, questo lo aiuterà a trovare la sua strada per il successo scolastico, alimentando l’autostima e la gratificazione, indispensabili per il suo futuro professionale. 

Un disturbo specifico dell’apprendimento si può diagnosticare con un percorso di valutazione di alcune ore dal termine del secondo anno di scuola primaria; prima si può comunque lavorare con percorsi di potenziamento in un’ottica preventiva.

Se pensi che tuo figlio possa avere un DSA o i suoi insegnanti ti hanno segnalato una difficoltà specifica, innanzitutto è indicato chiedere un colloquio di confronto con gli stessi insegnanti e poi procedere alla valutazione presso:

  • Servizi tutela salute mentale e riabilitazione in età evolutiva (TSMREE) delle ASL di residenza dell’alunno (circolare prot. n. 212522/GR/11/00 dell’8 aprile 2014)
  • Servizi di Neuropsichiatria Infantile delle Aziende Sanitarie Ospedaliere, delle Aziende Sanitarie Universitarie e degli IRCCS. (circolare prot. n. 212522/GR/11/00 dell’8 aprile 2014)
  • I soggetti privati autorizzati ai sensi della DGR 32/20 e in possesso dei requisiti richiesti.

Purtroppo i Centri del SSN, hanno tempi d’attesa molto lunghi, legati alle numerose richieste e talvolta è indicato procedere presso enti privati accreditati e autorizzati per le certificazioni. La certificazione è solo il primo passo, è necessario intraprendere percorsi di potenziamento e abilitazione specifici per fornire strategie e strumenti appropriati al bambino o al ragazzo nell’ottica di aiutarlo a superare le difficoltà nell’ambito dell’apprendimento che, se non gestite, possono intaccare motivazione, autostima, generando una situazione di blocco e malessere generalizzato, sempre più preoccupante. La scuola che riceve una diagnosi di DSA scrive il Piano Didattico Personalizzato (PDP), dove indica le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi da usare per facilitare e sostenere l’apprendimento del ragazzo a scuola.

TECNICHE E METODI DEL PEDAGOGISTA CLINICO® CON MARCHIO REGISTRATO

Uno studente con DSA può attenuare e compensare il suo disturbo d’apprendimento e imparare al pari dei suoi compagni con interventi mirati e con gli strumenti compensativi e dispensativi pensati per aiutarlo a studiare e ad apprendere. Noi pedagogisti clinici possediamo tecniche di metodi specifici, in particolare:

Tuttavia l’approccio olistico che ci contraddistingue c’impone di pianificare percorsi ad hoc utilizzando anche tecniche rintracciabili in altri nostri metodi per accogliere la persona e le sue difficoltà nella sua globalità e rendere gli interventi e i percorsi completi ed efficaci, finalizzati al successo.

PERCORSO DI ARRICCHIMENTO STRUMENTALE FEUERSTEIN

È riconosciuto a livello internazionale come un metodo particolarmente efficace nell’ambito del potenziamento e abilitazione di specifiche funzioni cognitive, sia nell’ambito dei DSA, sia per difficoltà d’apprendimento di altra natura (di matrice educativa, psicologica, emotiva…).

Approfondisci il metodo Feuerstein

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