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Ragazzi e tecnologia: a favore o contro?

Lo sviluppo tecnologico è stato così rapido e dirompente, in ogni settore, da poter parlare di una vera e propria rivoluzione.

Ragazzi e tecnologia: a favore o contro?

7 minuti

I cambiamenti portano con sé tanti dubbi e domande e la digitalizzazione, diventata una realtà anche nell’ambito dell’apprendimento, non fa eccezione. I nostri figli vengono definiti "nativi digitali" perché esposti alla tecnologia digitale fin dalla primissima infanzia. Il facile accesso alla tecnologia e al mondo digitale hanno cambiato anche la velocità e il metodo di apprendimento; i ragazzi ancor prima di iniziare la scuola hanno già grande esperienza di questa dimensione e questo, volenti o nolenti, ha cambiato radicalmente il loro modo di apprendere.

Non vi è dubbio che l’utilizzo massiccio della tecnologia, limiti la creatività dei ragazzi e i tempi di relazione sociale (non virtuale) e al tempo stesso fornisca scorciatoie, non sempre positive, agli studenti. Anche l’accesso incondizionato alla rete informatica, non rappresenta uno strumento "sicuro" per i più piccoli che vengono inondati da informazioni di ogni tipo, in momenti evolutivi nei quali potrebbero non essere maturi per capire ed elaborare in modo funzionale alcuni specifici contenuti. Ciononostante non possiamo neanche negare le infinite opportunità che la tecnologia offre. Come già affermato, la rivoluzione tecnologica è stata velocissima, questo comporta l’impossibilità di fare, ad oggi, un realistico bilancio dei benefici e danni a carico dei “nativi digitali”, tuttavia possiamo passare in rassegna gli aspetti vantaggiosi e quelli sfavorevoli, iniziando a chiarirci le idee al riguardo, per indirizzare i nostri figli all’uso consapevole e responsabile di questi strumenti.

I NATIVI DIGITALI

Fumetto che rappresenta i ragazzi di oggi con smartphone e tablet

I nostri figli sono definiti nativi digitali, ovvero esposti all’utilizzo di dispositivi digitali fin dalla primissima infanzia. Il legame con la tecnologia è praticamente connaturato, potremmo affermare quasi naturale. 

S’inizia dai primissimi giochi interattivi ai display, fino ad acquisire familiarità con smartphone e tablet ben prima di iniziare il percorso scolastico, a partire dai 4 anni (in realtà molto prima, tuttavia siccome i pediatri vietano questo utilizzo prima dei tre anni, fingerò di non vedere, ricorrentemente, bambini anche intorno all’anno nei seggioloni dei ristoranti con davanti il telefonino dei genitori, mentre questi cenano).

Questo atteggiamento rappresenta un riflesso normale del bambino che imita il contesto e le azioni dei suoi genitori, ricordiamo che l’emulazione è alla base dell’apprendimento nel bambino: oggi come ieri.

Il linguaggio iconico dissimulato dagli schermi, in particolare attraverso il touch screen, è in grado di abbattere la barriera linguistica e le difficoltà di articolazione delle parole e delle lettere scritte. 

Questi stimoli sono molto diversi da quelli del passato, soprattutto perché si basano su un metodo di apprendimento altamente intuitivo e veloce.

È proprio questo ciò che li rende di facile fruizione e aggiungerei, particolarmente accattivanti per bambini e ragazzi. Alla luce di quanto detto, capirete che è impossibile vietarne l’utilizzo, sarebbe anacronistico e poco funzionale, ciononostante esistono modi, tempi, strumenti e strategie opportune per farlo.

Innanzitutto c’è un’enorme differenza tra l’utilizzo quotidiano, illimitato, di strumenti tecnologici con il solo fine di passare il tempo, giocare ed evitare la noia (videogiochi) e l’uso giornaliero e misurato di strumenti e piattaforme con finalità didattiche.

Bambini e tecnologia possono convivere serenamente, sotto la guida attenta di noi genitori, capaci di dimostrare loro che questa risorsa deve essere utilizzata in maniera giudiziosa, e sfruttata per le tante possibilità costruttive che offre.

Abituare i bambini fin da piccoli a questo tipo di utilizzo permetterà loro di distanziarsi da comportamenti deleteri come l’abuso della tecnologia e la dipendenza dai videogiochi.

QUALI SONO I VANTAGGI DELLA TECNOLOGIA NELL’AMBITO DELL’APPRENDIMENTO?

Il MIUR (Ministero dell'Istruzione e del Merito), promuove ormai da anni tecniche di digitalizzazione in tutte le scuole italiane, proprio per venire incontro ai bambini e ragazzi di oggi e rispondere adeguatamente ai loro bisogni educativi.

La tecnologia nella scuola primaria e secondaria ha dato prova di saper portare a grandi risultati nei diversi livelli scolastici, per le diverse età, indipendentemente da temperamento e attitudine di bambini e ragazzi, anche e soprattutto nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e in quello dei Bisogni Educativi Speciali (BES).

Attraverso le diverse piattaforme ad uso didattico, l’apprendimento sia a casa che a scuola si trasformerà in occasione di crescita agile, divertente e stimolante. 

Il mondo in cui viviamo si muove in fretta e anche i metodi d’insegnamento necessitano di maggiore interattività e immediatezza. 

Di seguito i maggiori vantaggi nell’utilizzo della tecnologia:

  • L’alfabetizzazione digitale è oggi di fondamentale importanza per conoscere il mondo in cui viviamo e rimanere aggiornati. Imparare a districarsi, fin da giovani, nel mondo digitale e nei diversi contesti che offre, supporta gli studenti ad un utilizzo consapevole e ragionato della tecnologia anche nel loro futuro.
  • Molte piattaforme sono finalizzate a stimolare la logica, la memoria di lavoro, attraverso lo sviluppo di abilità grafiche e di problem solving.
  • L’abilità di multitasking è una delle competenze maggiormente richiesta dagli strumenti digitali, che si distinguono per reattività e velocità, aspetti che abitueranno i ragazzi a rispondere tempestivamente alle diverse richieste.
  • Gli strumenti tecnologici sono pensati per adattarsi a tutte le necessità e a tutti i livelli di preparazione. Offrono varie metodologie, appropriate alle caratteristiche di ogni singolo ragazzo per stimolare l’apprendimento attraverso più canali.
  • Esistono tantissimi supporti digitali in aiuto a chi ha esigenze speciali: come disabilità visive, uditive, tattili, abbattendo realisticamente qualsiasi barriera.
  • Le informazioni rintracciabili in rete sono sempre aggiornate, aiutando i ragazzi a rimanere consapevoli rispetto a ciò che accade nel mondo.
  • Grazie alla tecnologia, i lavori in gruppo sono più agevoli e di conseguenza migliora la collaborazione tra gli studenti: l’accesso alle informazioni e la loro condivisione immediata può incoraggiare collaborazione e spirito di squadra.
  • Il facile accesso a schede didattiche e mappe concettuali permette una valutazione istantanea e misurata in tempo reale, agevolando gli insegnanti nella presa di consapevolezza delle diverse esigenze dei ragazzi.

GLI ASPETTI DI CRITICITA’

Bambini e ragazzi necessitano di esperienze in grado di stimolare e acquisire processi di pensiero, non solo nozioni. La scuola, ma anche noi genitori, abbiamo il compito di insegnare ad imparare. Per citare le parole del grande Reuven Feuerstein: "l’adulto deve insegnare a imparare come imparare".

Conosciamo i nostri ragazzi e sappiamo che hanno un rapporto ormai immersivo con la tecnologia e che, purtroppo tendono al risparmio energetico e cognitivo, cercando sempre la strada più veloce per raggiungere l’obiettivo, spesso rinunciando, quasi subito, se il compito si prospetta più arduo di quanto preventivato.

Offrire strumenti che semplificano l’apprendimento, come la chatbot (programma di computer che imita ed elabora la comunicazione umana e consente d’interagire con dispositivi digitali come se si stesse parlando con una persona reale, che risponde ad ogni tipo di domanda) molto verosimilmente, li porterebbe ad abusarne, risparmiando quei processi cognitivi, invece indispensabili per il ragionamento, l’intelligenza, la progettazione, la vita stessa. 

I nostri figli devono imparare a valutare le fonti perché questo servirà loro in futuro per giudicare quando un’informazione è vera e quando, invece, è stata manipolata e quindi è falsa. Devono imparare fin da piccoli a ragionare, confrontare, approfondire, creare connessioni tra le informazioni, sviluppare un pensiero critico ed astratto, aprire nuovi ambiti di pensiero ed esplorare nuovi orizzonti.

Un quesito per riflettere: è l’intelligenza che genera il pensiero o il pensiero che genera l’intelligenza? E quindi è giusto semplificare l’apprendimento dei ragazzi, limitando le loro occasioni per "pensare"?

ASPETTI DI FATICA NELLA SCUOLA

  • Utilizzare costantemente la tecnologia, abitua i ragazzi a tempi non "naturali", predisponendoli alla facile distraibilità nel caso non ci fosse. I dispositivi digitali sono divertenti e accattivanti, l’apprendimento a scuola richiede tempi di attenzione e tenuta di faticabilità anche elevati e lezioni non sempre piacevoli (come del resto succederà nel mondo del lavoro…).
  • I ragazzi abituati all’utilizzo smisurato di tablet e cellulari, faranno fatica a riporli in classe, rendendo difficile qualsiasi tentativo di partecipazione e discussione: questo aspetto potrebbe rendere più complessa la gestione dell’ordine in classe e quindi contribuire a rallentare le lezioni.
  • Molti insegnanti non hanno ancora una preparazione adeguata nell’ambito digitale, devono essere messi nelle condizioni di sfruttare i dispositivi al meglio per l’obiettivo finale.
  • Spesso avere libero accesso alle diverse app e piattaforme significa, automaticamente, condividere dati sensibili (oggi rimane un tasto dolente), quando si parla di minori la sicurezza viene prima di ogni cosa.

La cultura è assorbita dal bambino attraverso esperienze individuali in un ambiente ricco di occasioni di scoperta e di lavoro.

Maria Montessori

Robot e umano si danno la mano

UN CONSIGLIO PER I GENITORI

Non lasciate i vostri figli soli davanti allo schermo, neanche durante l’utilizzo di strumenti digitali didattici, cercate di rendere il momento, un’occasione di scambio di idee, di pensiero condiviso che possa diventare altamente relazionale. I nostri ragazzi hanno bisogno di vederci interessati alla loro vita e alle loro attività, soprattutto in adolescenza, quando sembra che nulla li tocchi e che vivrebbero meglio senza di noi.

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