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Bullismo e cyberbullismo: prevenirlo e contrastarlo

Il bullismo e il cyberbullismo sono gravi forme di comportamento aggressivo e intimidatorio che si verificano principalmente tra i giovani

Bullismo e cyberbullismo: prevenirlo e contrastarlo

10 minuti

Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni...l’azione del bullo nei confronti della vittima è compiuta in modo intenzionale e ripetuto.

Dan Olweus - Professore di psicologia all’Università di Bergen - Norvegia - primo studioso sistematico del fenomeno

Il bullismo e il cyberbullismo sono gravi forme di comportamento aggressivo e intimidatorio che si verificano principalmente tra i giovani. Questi fenomeni possono avere conseguenze devastanti sulla salute mentale e fisica delle vittime che, spesso, subiscono umiliazioni, minacce e abusi continui. È importante comprendere appieno la portata di questi problemi per poterli affrontare in modo efficace e prevenire danni futuri.

Differenze tra bullismo e cyberbullismo

Il bullismo si manifesta spesso sotto forma di violenza fisica o verbale, aggressioni verbali o sociali, esclusione sociale e diffamazione. Questi comportamenti possono verificarsi in varie situazioni, come a scuola, sul posto di lavoro, in famiglia o in altri contesti sociali. Il bullismo può avere conseguenze gravi sulla salute mentale e fisica delle vittime, che possono sviluppare ansia, depressione, bassa autostima e persino tendenze suicide a causa degli abusi subiti.

Il cyberbullismo, d'altra parte, è una forma più moderna di bullismo che si verifica attraverso l'uso di tecnologie digitali come internet, smartphone e social media. Questo tipo di bullismo consente agli aggressori di perpetrare attacchi online in modo anonimo e diffondere facilmente messaggi dannosi su larga scala. Le vittime del cyberbullismo possono essere costantemente esposte a insulti, minacce, diffamazioni e altre forme di molestie attraverso le piattaforme digitali, che possono danneggiare gravemente la loro salute mentale e il loro benessere.

È importante riconoscere i segni del bullismo e del cyberbullismo per poter intervenire tempestivamente e proteggere le vittime. Alcuni segnali comuni delle vittime di bullismo includono cambiamenti improvvisi di comportamento, ridotto rendimento scolastico, isolamento sociale e segni visibili di stress o ansia. Le vittime di cyberbullismo possono mostrare segni simili, oltre a passare più tempo online e manifestare una maggiore preoccupazione per la loro reputazione.

BULLISMO E PREPOTENZA: quali le differenze?

Nell’opinione pubblica si tende a confondere la prepotenza con il bullismo, ma non sono affatto la stessa cosa. Una persona subisce prepotenze quando un’altra persona o gruppo infligge offese verbali, cattive e spiacevoli. È sempre prepotenza quando una persona riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza o riceve bigliettini con insulti e parolacce in modo episodico. Solo quando tutto questo avviene in modo sistematico e la vittima non riesce a difendersi dalla prepotenza si tramuta in bullismo. Non solo: quando due persone, all’incirca della stessa «forza», litigano tra loro o fanno la lotta non parliamo né di prepotenza, né tanto meno di bullismo. E aggiungerei che non siamo dinnanzi a bullismo neanche se una persona riesce a difendersi, a non isolarsi oppure se riceve una prepotenza che, come già specificato, non ha il carattere della sistematicità.

Detto questo possiamo parlare di due forme di Bullismo: DIRETTO e INDIRETTO. Fanno parte del primo, tutte quelle forme di insulti verbali o violazioni della persona apertamente offensive: dai soprannomi denigratori a sguardi minacciosi e gesti osceni, percosse, derisioni pubbliche tanto da formare vere e proprie coalizioni contro la vittima, lancio di oggetti, utilizzo di armi. Diversamente, il bullismo indiretto si caratterizza d’intenzioni apparentemente più sommesse, ma non meno pericolose o deleterie. Può iniziare da un soggetto che cerca di persuadere un’altra persona a criticare o insultare qualcuno, a diffondere nei suoi riguardi pettegolezzi malevoli e inopportuni. Molto spesso la tecnica più utilizzata è l’umiliazione finalizzata a far sentire la vittima isolata, esclusa, allontanando o semplicemente distogliendo deliberatamente lo sguardo al suo passaggio.

 

Ragazzo umiliato e denigrato

 

Al riguardo ricordo una sedicenne parecchio turbata, arrivata in studio per volere dei genitori, quindi non propriamente collaborativa. I genitori lamentavano nei suoi confronti un atteggiamento di malessere generalizzato che portava la ragazza a reagire con eccessiva rabbia, pianti continui e sbalzi d’umore nei confronti dei familiari, apparentemente senza motivo. Questo insieme all’isolamento che gradualmente si era creata, nessun amico con il quale uscire e chiacchierare, nessuna passione extrascolastica, disinteresse per le prestazioni scolastiche… Naturalmente la ragazza era arrabbiata anche con me, non voleva venire in studio, voleva essere lasciata in pace. Dopo qualche incontro nel quale lei stessa non riusciva a motivare la radice del suo malessere che, a tratti riconosceva e altre volte no, ecco uscirle, quasi di sfuggita, una frase: io non esisto… Solo questo, tre piccole parole, ma così grandi di significato… non fu facile farla proseguire per quel sentiero. Negava quasi di averla detta, quella frase. Solo più avanti, in una delle sue criptiche e sintetiche asserzioni, aggiunse qualcosa riferito ad un’insegnante che anche quando alzava la mano non la chiamava mai, come se non la vedesse, questo aggiunto ad un gruppo classe che, per l’appunto, la ignorava… non veniva “vista”, né salutata, persino il suo banco veniva puntualmente occupato, nonostante i posti fossero assegnati. Chiaramente non c’era nulla di apertamente violento nei suoi riguardi, cosa poteva dire alla mamma e al papà? Cosa poteva denunciare? Nessun insulto, niente percosse o minacce, niente…solo quello che lei stessa iniziava a leggere come frutto della sua immaginazione. La colpa, sempre secondo lei, era la sua, c’era qualcosa che evidentemente non andava in lei. A questo si aggiungeva un senso profondo d’inadeguatezza, di non valere nulla, di essere inferiore agli altri. È una forma di bullismo subdola, perché confonde il soggetto a tal punto da fargli perdere contatto completo con la realtà, lasciandolo inerme dinnanzi al “niente”, come si combatte il niente? Eppure la ragazza viveva bisbigli al suo passaggio, sguardi sfuggenti, emarginazione e isolamento fisico ed emotivo. Quando si alzava per raggiungere gli altri in corridoio, gli altri iniziavano a rientrare in classe e questo in ogni singolo momento o lezione della giornata, sei giorni su sette. La domenica finalmente poteva avere respiro ed invece la trascorreva quasi tutta sdraiata sul divano del salotto senza fare nulla o nei migliori dei casi, ipnotizzata dalla televisione. Il processo d’isolamento ed emarginazione stava facendo il suo corso.

IL BULLISMO A SCUOLA: QUALI SONO I SEGNALI?

  • Cambiamenti improvvisi nel comportamento del bambino/ragazzo, come irritabilità e nervosismo;
  • Diminuzione dell'autostima e della fiducia in sé stessi;
  • Sintomi fisici non spiegabili, come mal di testa o mal di pancia frequenti;
  • Difficoltà a dormire o cambiamenti nei pattern del sonno;
  • Perdita d’interesse nelle attività che un tempo amava;
  • Isolamento sociale e difficoltà a fare nuove amicizie;
  • Paura di andare a scuola o evitamento di determinati luoghi;
  • Variazioni improvvisi nella performance scolastica;
  • Comportamenti aggressivi o irritabili nei confronti di familiari e amici;
  • Rifiuto di parlare dei propri sentimenti o delle esperienze a scuola.

IL RUOLO DEI GENITORI

Noi genitori abbiamo un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella gestione del bullismo. Ecco alcuni modi utili per prevenirlo:

  1. Parla con i tuoi figli: apri un dialogo aperto e onesto con i tuoi figli sulla questione del bullismo. Insegnagli ad essere rispettosi degli altri e a non tollerare comportamenti aggressivi o intimidatori;
  2. Sorveglia l'uso dei social media: i genitori dovrebbero monitorare l'uso che i propri figli fanno dei social media e intervenire in caso di comportamenti di bullismo online;
  3. Insegna ai tuoi figli a essere solidali: insegnare ai tuoi figli a essere solidali e a difendere gli altri dalla discriminazione e dal bullismo può contribuire a creare un ambiente scolastico più positivo;
  4. Coinvolgi la scuola: se sospetti che tuo figlio sia vittima di bullismo, parla con il personale scolastico per trovare soluzioni e proteggere tuo figlio;
  5. Offri supporto emotivo: assicurati che tuo figlio si senta sostenuto ed amato, e offri un ambiente sicuro in cui possa parlare dei propri problemi e preoccupazioni.

Spesso, ignari che il figlio venga bullizzato, il genitore può reagire perdendo la pazienza nei suoi confronti, persino reagendo con aggressività e insofferenza. Questo complicherebbe ulteriormente la situazione, aggravandola.

COME COMBATTERE IL BULLISMO A SCUOLA?

Lottare contro il bullismo e il cyberbullismo richiede un impegno collettivo da parte di genitori, educatori, istituzioni e comunità nel loro complesso. È importante educare i giovani sui danni del bullismo e del cyberbullismo e promuovere una cultura di rispetto e inclusione. Le scuole hanno un ruolo fondamentale nell'affrontare questi problemi attraverso programmi educativi e attività di sensibilizzazione che insegnino agli studenti l'importanza del rispetto reciproco e della compassione. Nel mio libro “Bullizziamo il Bullismo” identifico diverse strategie per prevenire e contrastare il fenomeno. Purtroppo ho avuto esperienze dirette con scuole e insegnanti insensibili, increduli, preoccupati solo ad “insabbiare” le gravi forme di bullismo esperite all’interno del loro Istituto, con conseguenze devastanti per le vittime che non hanno potuto beneficiare, nemmeno, di un riscontro di “giustizia sociale” con iter terapeutici difficili, tormentati, impossibilitati persino nell’elaborazione e superamento dei traumi vissuti. Diverse, invece, le situazioni dove i Dirigenti Scolastici, per primi, hanno dato un esempio saldo di repressione contro ogni forma di bullismo.

 

Ragazzini bullizzano una ragazzina

BULLISMO E LEGISLAZIONE

Anche le leggi contro il bullismo e il cyberbullismo sono cruciali per proteggere le vittime e perseguire gli aggressori. È importante che le autorità competenti prendano sul serio le segnalazioni di bullismo e che siano attuate misure efficaci per affrontare questi comportamenti dannosi. Le vittime devono essere sostenute e protette, mentre gli aggressori devono affrontare le conseguenze delle proprie azioni attraverso sanzioni disciplinari o legali. Per contrastare questo fenomeno, molti paesi hanno promulgato leggi specifiche contro il bullismo. Queste leggi prevedono sanzioni per coloro che commettono atti di bullismo, sia all'interno che all'esterno delle scuole. Tra le misure previste ci sono multe, lavori socialmente utili, servizi alla comunità e, in casi più gravi, anche la reclusione. Inoltre, le leggi contro il bullismo prevedono anche interventi educativi per sensibilizzare gli studenti, i genitori e gli insegnanti sulle conseguenze negative del bullismo e su come prevenirlo e contrastarlo. Una delle principali leggi italiane contro il bullismo è la Legge n. 71 del 29 maggio 2017, nota anche come legge "Lauro", che prevede una serie di misure per contrastare il bullismo e il cyberbullismo nelle scuole. Tra le disposizioni previste da questa legge ci sono l'obbligo per le scuole di adottare protocolli anti-bullismo, l'istituzione di un Osservatorio nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, e l'istituzione di un numero verde per segnalare casi di bullismo.

Estratto dal libro "Bullizziamo il bullismo"

Un breve manuale in cui abbracciare una prospettiva pedagogica positiva “inarrestabile”, dove non ci sia posto per dubbi o tentennamenti. Il mio desiderio più grande, legato al motivo d’essere di questo testo è sicuramente quello di “debellare una volta per tutte il bullismo” ma attraverso la promozione di misure strategiche, educative e organizzative a scuola tali da favorire un clima e una forma mentis positiva, finalizzata a trasformare l’aggregato di individui che la abita in gruppi con un forte senso d’appartenenza, con regole chiare e condivise a livello di istituto e perché no ministeriale, una specie di “bullismo al contrario”. Impariamo dai nostri errori, dai mali che ci affliggono. Ora sappiamo come fa il bullismo a prendere piede nelle nostre scuole ogni giorno. Forse è bene ricordare che quotidianamente vengono denunciati comportamenti di questo tipo in metà delle nostre scuole italiane.  Senza considerare tutti quelli “insabbiati” o che, comunque, riescono a passarla “liscia” per terrore, sensi di colpa della vittima e quant’altro. Ebbene utilizziamo la stessa tenacia, le stesse strategie di persuasione, ma questa volta per raggiungere obiettivi “buoni” di crescita e maturazione per tutti gli alunni, gli studenti, gli insegnanti e il personale che fa parte del contesto scolastico, nessuno escluso. Questa forza d’azione unita ad una attenta progettazione pedagogica, supportata da una costante intenzionalità educativa promuoverà un enorme cambiamento nei vissuti scolastici, con ripercussioni positive a cascata nell’ambito dell’apprendimento, delle relazioni e del rapporto tra tutti gli interessati. Questo non lascerà spazio a nessuna forma di bullismo. Non ci sarà più terreno fertile per comportamenti di quel genere. Un sogno? Impossibile?

Walt Disney diceva “If I can dream it, I can do it” ovvero SE POSSO SOGNARLO, POSSO FARLO!

A mio parere è arrivato il momento di smetterla di fare considerazioni partendo da dove siamo, dai problemi che ci sono a scuola, dalle difficoltà sociali che influiscono sull’educazione dei nostri ragazzi e che quindi si ripercuotono negativamente sul modo di fare “scuola” con conseguente demoralizzazione generale anche e soprattutto su obiettivi educativi, attenzione alla persona… Adesso è giunto il momento di partire dal sogno, dal nostro obiettivo, lasciamo da parte le problematiche in cui versa la scuola, quelle ci saranno sempre, partire da quelle significherebbe arrestarsi alla prima difficoltà, demotivarsi nell’intento perché soffocati da una montagna di “ostacoli”. Non è forse questo il grande male che immobilizza i grandi ideali, le grandi idee, lasciandoci fermi dove siamo? E poi, la cronaca in televisione, i casi raccapriccianti che all’inizio ci sconvolgevano e dei quali adesso siamo quasi assuefatti. È agghiacciante dirlo, ma ci siamo abituati, sta diventando “normalità”. È davvero questo il mondo in cui vogliamo vivere? Certo che no!

Per approfondire vi consiglio la lettura del mio libro

Libro Bullizziamo il bullismo
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